" SOTTOTRACCIA" - SIMBOLI DELL'ESSENZA

  Mostra a Cherasco Palazzo Salmatoris 2005

 

Viviamo in un'era caratterizzata sul piano della comunicazione di massa, dal primato del linguaggio dei segni e delle immagini, mai come in tutta la storia umana, assistiamo ad una vera e propria "dittatura del visivo", gli altri modelli di comunicazione appaiono scialbe forme espressive, ridotte, il più delle volte, a semplici elementi complementari dell'immagine. Soprattutto il logos, originariamente supremo veicolo della memoria e della conoscenza, è ormai ridotto a banali slogan, criptici sms, o strutture didascaliche, optional del significato.
Display, video monitor, televisori, oggetti sempre più ossessivamente presenti e comuni nei nostri territori quotidiani privati e collettivi, proiettano convulsamente, in un parossistico ciclo continuo, milioni di forme e scansioni cromatiche.
Le opere di Corrado Alderucci appaiono come un salvifico ed anacronistico percorso contro corrente, paesaggi fisici e mentali animati dalle forme più elementari e straordinariamente essenziali.

Le matite, la barchette di carta proposte dall'artista nei suoi più recenti lavori, si manifestano come segni di un universo di disarmante semplicità, sono le testimonianze di un passato, le tracce di quell'homo faber che rappresentava attraverso la sua operatività manuale, l'ancestrale pulsione umana al conoscere attraverso l'esperienza. Il modello conoscitivo contemporaneo passa attraverso una percezione virtuale della realtà, la simulazione elettronica esclude le mani dai processi del fare e produrre.
L'artista propone la matita come simbolo e archetipo, oggetto un po' totemico e un po' fallico, il medium tra l'immaginazione e l'azione creativa, lo strumento che ha reso visibile nei secoli segni e idee, che ha tracciato l'evoluzione del pensiero, dallo scarabocchio infantile, al bozzetto e successivamente al progetto anche della grande opera dell'intelletto umano.
Non meno emblematica ed evocativa è l'immagine della lumaca, anch'essa proposta dall'autore come denominatore comune nel suo percorso creativo.
La lumaca, un essere un po' misterioso, delicato è inoffensivo, metafora fiabesca della lentezza e della ponderazione ma nel contempo essere indomito e coraggioso, capace di affrontare e superare qualunque ostacolo, sfidare anche le ferree leggi della gravità pur di perseguire il suo destino, affrontare come nel romanzo di Castaneda "Il dono dell'aquila" un viaggio, l'attraversamento di una strada, che percepito da un punto di vista umano appare un'azione banale, ma vissuto nei panni di un essere minuscolo e fragile come una lumaca risulta un'ardua impresa, esposta ai principi ineluttabili del fato.
Che cos'è la lumaca se non una palese trasfigurazione dell'essere umano, l'Ulisse della mitologia greca, un essere piccolo e fragile nei confronti dell'immanente, in perenne viaggio nell'immensità del cosmo, in perenne ricerca di qualcosa, costretto dalla sua natura e dal suo destino a perseguire la conoscenza, a definire i confini di un universo apparentemente infinito. La lumaca con il suo guscio come l'uomo con i suoi abitacoli semoventi, i suoi veicoli spaziali affrontano nel volgere della loro esistenza le insidie
di una dimensione e di uno spazio ignoto.

L'universo pittorico di Alderucci si propone svelandosi attraverso elementi geometrici prospettici, simulacri di possibili porte, finestre, palcoscenici aperti verso luoghi fantastici ove aleggiano, come eteree e rassicuranti presenze i simboli dell'essenza.
Questi varchi geometrici costruiti con l'ausilio della prospettiva centrale, ci rimandano alla straordinaria e rivoluzionaria esperienza della pittura quattrocentesca, alla teatralità dell'illusione volumetrica, alla costruzione di quegli effetti di profondità spaziale, profondità fisica ma soprattutto alla possibilità di rappresentare l'inconscio, la parte più profonda ed oscura della mente.
E' la ricerca di nuovi orizzonti, l'autore raccoglie la lezione dei grandi maestri della pittura e del Rinascimento sfonda le barriere visive, si proietta oltre, verso i segreti della natura e dell'universo, immergendo il suo repertorio simbolico in un'atmosfera di straordinaria ricchezza cromatica.

E' proprio l'ampio spettro cromatico e l'uso della geometria come prassi analitica della realtà, che caratterizza negli anni la sua ricerca pittorica, una pittura ricca e in costante evoluzione, ma attenta a perseguire una comunità di stile: le nature morte, i nudi e paesaggi degli inizi, le esperienze maturate sotto la guida di Pontecorvo, lo studio attento e trasversale di alcuni linguaggi delle avanguardie artistiche del '900, per arrivare alla struttura informale delle opere più recenti rappresentate in particolare dai "paesaggi anemici". La prassi artistica dell'autore denota un vasto panorama culturale di riferimento, un ricco retroterra di citazioni e modelli espressivi rielaborati con originale personalità.

Sono questi gli elementi di riferimento, le chiavi di lettura per comprendere l'opera di un artista sensibile, fortemente legato anche alle sue origini, alla memoria atavica della caleidoscopica cultura siciliana, al Mediterraneo frequentemente proposto nei suoi lavori con una sequenza di linee spezzate, un mare blu profondo ed intenso, dal quale emergono come immagini mitologiche i soggetti del suo repertorio compositivo.
Un omaggio inconscio alle civiltà della Magna Grecia, alla solarità dei suoi paesaggi, alle sue architetture arcane e misteriose.
Le matite si trasformano in un affascinante gioco surreale in colonne doriche rastremate, le chiocciole nelle volute dei capitelli ionici, e all'orizzonte leggere barchette di carta come le navi degli argonauti di Teseo, tracciano rotte impossibili su quelle infinite geometrie policrome, proiettate in uno spazio atemporale, alla ricerca ostinata e ineluttabile del Vello d'oro metafora della conoscenza.

Osservando nel divenire il percorso creativo dell'artista, emerge senza un apparente soluzione di continuità, lo svolgersi di un racconto per immagini, una storia autobiografica, un diario di viaggio nell'esistenza dell'artista, che svela senza remore o narcisismo la sua visione intimamente serena dell'esistenza.
Esistono ancora uomini capaci di apprezzare il valore delle cose semplici, il linguaggio pittorico di Alderucci, non è certo un nostalgico e banale omaggio al mondo antico, è piuttosto una caparbia e giocosa resistenza contro l'omologazione prodotta dal pensiero unico "binario", all'esasperazione delle mode e del concettualismo di maniera, è un''esortazione forte e sincera a non subire passivamente il fascino ipnotico di un certo progresso orientato ad esaltare solo i massimi sistemi.

Possiamo considerare la poetica di Alderucci un doveroso omaggio alle radici del pensiero umano, all'essenzialità del metodo progettuale che individua ancora oggi in una semplice matita ed un banale foglio bianco di carta il veicolo e il fluire delle idee.

 Stefano Greco

 

 

 

 

 


70 x 50 cm



CENNI CRITICI:

Matite e matitone policromi. Forme astratte che svettano, si incurvano o vanno zigzagando su tracciati geometrici simili ad improbabili onde marine.
Altre volte si spezzano, si intersecano, si incrociano o si chiudono – le punte traballanti tenute su da un semplice tratto avvolto ad un chiodo - diventando scatole magiche, contenitori di souvenir, sogni e fantasie che prendono forma a spirale di chiocciole o di curiose lumachine appena uscite dal guscio. Il tutto in un gioco di segni e colori che è la festa per gli occhi e memoria dolcissima di tempi remoti legati all’infanzia.
E’ un mondo assolutamente fantastico e surreale quello proposto nelle opere di Corrado Alderucci, pittore siciliano di origine ma torinese di adozione; è’ stato allievo negli anni sessanta del maestro Pontecorvo e di Berretti dopo. Si tratta in prevalenza di dipinti realizzati in acrilico su sughero, su tela, tavola e tavola sabbiata.
Raccontano di una pittura intesa come gioco, come casuale ma saggiamente guidata con combinazione di forme ed oggetti che si ripetono all’infinito pur se in situazioni sempre ed assolutamente diverse.
Attori in scena e “muse ispiratrici”, sono appunto matite e chiocciole.
Immagini allegoriche aperte, forse, a più chiavi di lettura.
Ma ciò che importa è l’uso pittorico che di esse l’artista fa, trasformando soggetti che nascono a caso in un progetto artistico ben definito e compiuto nel tempo.
Su cui fa da costante regia una non comune capacità creativa e la voglia di sciogliere da schemi preconcetti mestiere e tecnica, per divertirsi a giocare in assoluta libertà con segni e colori.

Gianni Milani


I soggetti predominanti sono la matita e la chiocciola.
Innanzitutto con la matita vuol risalire alla materia originaria del disegnare e quindi, all’origine stessa del disegno mentre la chiocciola riesce a dar spazio a tutta quanta la propria fantasia, attraverso di essa crea forme semplici che però contengono una pulizia ed una linearità assolute tanto da sublimare quella semplicità che si ritrova inoltre, in un po’ di linguaggio geometrico: le forme a spirale dei gusci, la stessa forma della matita che, aprendosi sempre in modi diversi, viene a formare nuovi angoli e differenti intersecazioni.
Un linguaggio di forme e figure ripetute, semplici e dai colori tenui, spesso acrilici su sughero, ci avvicina ad una dimensione di poesia e di sogno, ad una visione che ricorda l’immaginario infantile delle favole.
La matita può ricordare, infatti, il flusso della vita che scorre via dal Tratto lasciato indietro dalla mina, mentre la chiocciola rimanda i pensieri ad abissi profondi e a distese marine dove la vita continua.

Claudia Ambrosino


Una sottile poesie che si esprime ad alto livello, verso un linguaggio di forme e figure ripetute, semplici e dai colori più svariati.
Così potremmo sintetizzare il contenuto di questa bella personalità di Corrado Alderucci, che ci regala una visione e un’arte rinnovate rispetto alle sue precedenti opere più geometriche. Un po’ di linguaggio geometrico lo troviamo comunque anche in questa sua nuova forma artistica, certamente originale, moderna ed armoniosa: le forme a spirale dei gusci dell’oggetto spesso utilizzato per disegnare le stesse forme geometriche.
Proprio quella matita, quasi magica che accompagna con grazia le lumache spesso ingegnose: due soggetti che si accompagnano a questi dipinti, che sembrano esprimere un forte desiderio di semplicità ed essenzialità, Corrado Alderucci, ci aiuta ad avvicinarci ad una visione un po’ surreale, che pare sottolineare l’ingenuità dell’infanzia con le creature più semplici e delicate.
Con questi intenti e sentimenti, Alderucci propone una serie di opere realizzate su tela e sughero in acrilico, che fanno di questa sua personale una mostra fra le più originali.
In queste sue opere, possiamo anche ammirare molte forme che si intrecciano e si compenetrano, creando delle storiche evocano una dimensione di poesia e sogno.

Antonio Lo Campo