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<<< I volti di Eva - documento di Francesca Ruento  [ArsMag]  del Marzo 2006 >>>

 

 

I volti di Eva. La donna nell'arte dall'800 all'Avanguardia

 

 

Nella suggestiva cornice del Museo dei Campionissimi di Novi Ligure, fino al 2 aprile 2006 trova spazio la mostra I volti di Eva, che ha per tema la poliedrica immagine della donna nella società tra otto e novecento. L’esposizione è suddivisa in otto sezioni: Il ritratto, La donna tra la gente, Tranches de vie, Donna e madre, Alta società, Avanguardie e modernità, Nudo e dintorni e La donna simbolica. Punto cruciale è il riconoscimento del passaggio da una percezione idealizzata della donna a una sua immagine permeata dalla realtà quotidiana. Le figure femminili diventano uno specchio della società, sia di quella che si divide tra i salotti e i teatri, sia di quella più umile e in condizione precaria. I soggetti dei ritratti sono inconsueti e non puntano a mostrare un’effige del Bello Ideale neoclassico; nel Ritratto di Angelica Cravcenko di Anselmo Bucci, ad esempio, la grande tela è occupata dal volto di una donna di colore, che con lo sguardo leggermente strabico e le labbra carnose dipinte di rosso ha in sé qualcosa di grottesco. Diversamente nel Ritratto di Natascia di Giorgio De Chirico la sperimentazione è confinata nella sfera della stesura cromatica (caratterizzata da un singolare tratto filamentoso), mentre la luminosità del quadro e la bellezza della fanciulla raffigurata rientrano in un canonico dipingere. Nella maestosa opera di Giovanni Boldini Miss Rita Philip Lydig, è ritratta l’anima elegante della donna: il raso argento metallico della veste si riflette nell’incarnato, mentre i capelli corvini, acconciati alla moda, trovano riscontro nel colore delle calze di seta, il cui nero è in contrasto con le vistose scarpette bianche. Ne La cocotte, Francesco Vinea mostra un’altra immagine chiave della donna tra Ottocento e Novecento; in questo dipinto del 1897 si riscontra un’influenza della cultura giapponese che tanto incise su quella occidentale di quegli anni: la resa frastagliata del pizzo della vestaglia può ricordare le increspature dell’Onda di Hokusai, mentre il paravento, il vaso e il busto d’uomo con occhi a mandorla dell’arredo rimandano esplicitamente al lontano Oriente.
Come prima accennato, I volti di Eva vuole indagare anche gli aspetti più umili dell’universo femminile, insieme a quelli più pregni di vita vissuta; significativo a tale proposito è il Ritratto di popolana di Antonio Mancini, in cui il pittore, solito alla trattazione di tematiche legate al folklore, raffigura una donna dai tratti mascolini avvolta in stracci colorati. Roberto Marcello Baldessari, in Donne alla raccolta delle arance, nel trattare un tema legato alla vita quotidiana dipinge con più rimandi all’opera di Paul Cézanne: innanzitutto per la presenza delle arance, soggettto caro al grande pittore di Aix-en-Provence, poi per la posa di una delle donne raffigurate, che ricorda quella della figura femminile in primo piano nel quadro Le grandi bagnanti, infine per la trattazione del paesaggio sullo sfondo, con le case delineate attraverso l’assemblaggio di volumi geometrici. Ne L’ultima moneta di Domenico Induco è fotografata la componente più drammatica della società, che fa sentire la sua voce attraverso l’emblematica immagine di una giovane madre, ridotta in miseria, che chiede l’elemosina con occhi di un’espressività sconcertante.
Il tema della maternità è anche trattato da importanti nomi del panorama futurista: Umberto Boccioni è presente in mostra con Mia madre, Giacomo Balla con Affetti e Gino Severini con Maternità. La tematica del sociale è ben indagata da Pellizza da Volpedo, che nel suo quadro La donna dell’emigrato ci mostra l’altro aspetto del fenomeno migratorio: non l’uomo in cerca di fortuna, ma la donna che resta a casa e deve sopravvivere senza l’ausilio del marito, con l’unica consolazione di qualche sporadica lettera.
Per quanto riguarda l’arte del XX secolo, possiamo notare il passaggio da una “fase distruttiva”, i cui ideatori sono i primi Futuristi, a una “fase di ricostruzione”, che iniziò nel primo dopoguerra per mettere idealmente ordine là dove il conflitto mondiale aveva portato caos e morte. Fanno parte di quest’ultima fase artisti come Enrico Prampolini, Fortunato Depero e Fillia, che rientrano in quello che viene definito il “Secondo Futurismo”. La Cassandra di Prampolini (presente in mostra) aderisce a questa corrente di “ricreazione del mondo”: la figura femminile viene ricomposta ed è riformulata come rappresentazione di visioni pittoriche e pensieri estetici. Le immagini di donna realizzate da Depero hanno una rinnovata struttura e una volumetria corporea che richiama quella della “macchina”, elemento chiave per lo sviluppo del progresso; emblematico in questo senso è il quadro Lettrice e ricamatrice automatiche, dove le due donne sono raffigurate come degli automi. In Donna seduta (figura e ambiente) e Femminilità di Fillia, infine, è evidente come la solidità compositiva dell’immagine sia affidata a uno schema geometrico, secondo quella che l’artista stesso definisce “l’interpretazione meccanica dell’universo”.


I Volti di Eva- Donne nell’arte tra ‘800 e Avanguardia
Fino al 2 aprile 2006
Museo dei Campionissimi, Viale dei Campionissimi, 2 15067 Novi Ligure

 

N.B.:L'articolo compariva sulla rivista online ArsMag (www.arsmag.it), diretta da M.C.Strati. Le pubblicazioni sono state interrotte a fine marzo 2006.


 

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Opera inserita il30 Giugno 2007 • vista2687 volte • con4 interventi (l'ultimo il 15 Agosto 2010)

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