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<<< Colloquianda - racconto di Ambra Lazzari del 2005 >>>

 

Eccolo là, l’ingorgo. Lo intravedo in lontananza mentre il tram percorre a passo d’uomo l’ultimo tratto di via Cibrario prima di gettarvisi incosciente. Arriverò in ritardo al mio primo colloquio di lavoro, niente male come inizio. Il sedile mi si infila a metà schiena più scomodo del solito e alimenta la mia tensione. Scopro, stupita come tutti quelli che mi circondano, che ci sono dei nuovi lavori sulla piazza.

Un’anziana signora ingioiellata, dai capelli omogeneamente grigi e ben raccolti esclama “Turna?”, riassumendo, all'indirizzo del manovratore, il pensiero generale.

Il privilegio di viaggiare sui binari ci salva da una sosta indesiderata. Fiuuu! La tragedia è stata evitata.

In passato mi sono occupata di…”. No, non va bene. “Dopo la laurea ho…”. Appena riemergo dal mio dialogo interiore sulla migliore presentazione butto gli occhi fuori dal finestrino e siamo già in via Pietro Micca.

Curioso, però! Per raggiungere questo posto di lavoro ripercorro la vecchia cara strada verso l’Università, questo scorcio di Torino tanto familiare. E poi che meraviglia quando il mezzo di trasporto antidiluviano sbuca in Piazza Castello: in un battito di ciglia la prospettiva mi riempie l’anima per togliermi il fiato. Adoro questa città, la mia città, non la cambierei con nessun'altra.

Ecco un altro valido motivo per superare il colloquio – già, il colloquio, me ne stavo quasi dimenticando. Sarebbe magnifico poter assaporare le sfumature dei portici delle vie Pietro Micca e Po sfiorati in vario modo dai raggi del sole, per i prossimi vent’anni. E il clangore del tram, più forte persino della musica nelle cuffie, dove lo mettiamo? Non so se potrei più farne a meno. Così come quella vibrazione che mi traghetta dolcemente dal sonno alle attività della giornata…

Buongiorno. Sono la persona che cercate perché il tragitto per venire qui da voi mi mette di buon umore ogni mattina.”

Il “tlin” della prenotazione di fermata che ho premuto senza nemmeno rendermene conto mi sveglia: devo scendere e decidere il mio futuro. M’incanalo nella fiumana di gente che scorrerà attraverso le vecchie porte del tram travolgendo tutto quanto è posto sulla sua traiettoria. Il tram inizia a vomitare passeggeri. Zaini maleducati urtano un povero signore che traballa pericolosamente sul proprio bastone per un attimo. La solita fanciulla distratta che sosta inutilmente davanti alle porte ora si trova nel centro della piena del fiume e cerca con uno sguardo smarrito un modo per uscirne indenne. A me, in fondo alla coda per l’uscita, non resta che attendere; non ho tutta questa fretta di correre verso l’incertezza del futuro.

Poi arriva anche il mio turno e scendo sulla pensilina assolata. Il tram mi scorre davanti agli occhi come una vita, riempio a fondo i polmoni emettendo un bel respiro, per scrollarmi di dosso i dubbi e le paure. Si va.

 

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Opera inserita il25 Settembre 2007 • vista1314 volte • con20 interventi (l'ultimo il 3 Settembre 2008)

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