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OPERA   |  N.Autori: 147  |  N.Opere: 1022  |  N.Tag: 37
<<< Sogno pulp - racconto di Ambra Lazzari del 2005 >>>

Sono arrivata lì balzando sulla fiancata di un tram in corsa, aggrappandomi al volo e tenendomi adesa fino a destinazione. Vedo il capo di spalle, tra la folla che scende dal mezzo. C'è anche lui, uno della squadra, il più sexy della quadra. E senza dubbio anche il più stronzo. Gli ordini sono di entrare nel ristorante all'angolo. Il capo siede lontano da noi. E noi due soli, in due tavolini vicini. Alle spalle un energumeno di colore, dall'aria incazzata e pericolosa ci fissa, ma subito non me ne accorgo. Io e lui siamo praticamente spalla a spalla e mi avvicino leggermente per sussurrargli quello che deve sapere. Quello che scopro io è che un brivido mi attraversa come una scossa, un'irresistibile attrazione che credevo estinta.

"Di là ci sono i bagni. Nel secondo c'è il corpo da recuperare."

Lui mi guarda con aria interrogativa, inarcando un soppracciglio.

"Stanotte è successo un casino infernale. Sono riuscita a trascinarlo solo fin qui. In compenso ne ho fatti fuori parecchi di quei bastardi. Sento ancora il gusto ferroso del sangue."

Continua a mangiare con gusto, come se non stessimo parlando di una carneficina e di un morto nel bagno accanto.

Ad un certo punto è lui ad avvicinare il suo viso al mio, a soffiare il suo alito caldo tra i miei capelli e a chiedermi:

"Sei tornata sulla piazza?"

"Va verso i bagni, entra nel secondo e lascia aperto, ti raggiungo e ti mostro quello che c'è da fare."

Sorride e si alza. Fa quello che gli ho detto, lentamente, quasi volesse lasciarmi gustare tutta la prorompenza del suo fisico incartato nella pelle nera come una succosa caramella.

Aspetto un attimo e poi lo seguo. Non è una gran serata. Stanotte non ho dormito neanche un minuto, impegnata com'ero nella caccia.

Mi infilo nel corridoio come un gatto, deformazione professionale. Apro la porta del bagno e la chiudo delicatamente alla mie spalle. Siamo soli in uno spazio così piccolo che sento l'odore non solo del suo corpo e del suo profumo, ma anche della sua saliva, delle sigarette che ha fumato e del cibo che ha appena ingurgitato. Un nodo mi torce lo stomaco, il cuore prende un ritmo folle e le mie labbra sbavano per un bacio. Ma non sarò io a fare la prima mossa. Non stavolta.

"E' qui, nell'anta superiore dell'armadio. Sono passata sui tetti e questo è stato il primo rifugio che ho trovato. Portiamolo via, non merita di finire nelle loro mani."

"Cazzo, come è successo?"

"Non mi va di parlarne ora." E la mia bocca prende involontariamente una piega verso il basso, triste.

"Prima dobbiamo tornare di là, ho un affare da sistemare."

"In che guaio ti sei infilato?"

"Hai visto il gorilla dietro di noi?"

"Si, poco rassicurante."

"Bè, diciamo che si aspetta qualcosa da me... gli devo dei soldi."

"Quelli che ti ho dato non ti bastavano? Perchè ricorrere a un cazzo di strozzino?"

Silenzio.

"Ho capito. Quanto vuole?"

"Centocinquanta mila. E più o meno subito. Altrimenti continueranno ad aumentare. Ma ora non mi va di pensarci."

Mi stringe circondandomi la vita con il braccio, avvicinando pericolosamente la sua bocca alla mia.

Qualcosa dentro di me urla che non posso cedere.

"Prima voglio sapere una cosa; sei ancora innamorato di lei, voglio dire del capo?"

Abbassa lo sguardo.

"Ma come cazzo fai a non capire che non le interessano gli uomini?"

"Non sempre."

"Ma non vuol dire un cazzo se ogni tanto si trastulla con un maschio. E'solo sesso. Per il resto gli uomini non li può vedere."

"Già." Il tono mi fa intuire che se ne è finalmente accorto.

"Per i soldi...non ti preoccupare, andiamo di là e chiediamo un incontro con il boss per estinguere il debito. Mi sarai riconoscente e vaffanculo, non se ne parla più!"

"Dici sul serio?"

"Non chiedermelo. Potrei cambiare idea."

"Ti va di parlare di noi? Ti aspetto all'una sulla terrazza del palazzo del Comune."

"Non so, forse sarebbe meglio di no."

Sorride. Ancora quel maledetto sorriso a cui non so resistere. Non mi va di sentire i ringraziamenti del caso, ma non riesco a dirgli di no. E, da qualche parte nel mio corpo, un si deve essere permeato, perché si volta ed esce.



Chi cazzo me l'ha fatto fare?

Non dovevo. Non dovevo. Ma il suo odore mi fa impazzire, il desiderio selvaggio mi ottenebra.

Tra un pensiero e l'altro, tra un tetto e l'altro eccomi alla terrazza, ovvero il posto della prima volta, anche se dubito che l'abbia scelta per questo.

Lui mi aspetta appoggiato sul cornicione. Mi avvicino e vedo qualcosa in più della silhouette dei suoi muscoli. In una mano ha due bicchieri e nell'altra una bottiglia di vino rosso direi.

"Volevo ringraziarti per avermi tirato fuori da un mare di guai, oggi."

Oh no, comincia la solfa.

Stappa la bottiglia e lo versa nei due bicchieri.

"Ti restituirò tutto appena posso. Mi offrirò più spesso per le missioni, in qualche modo li riavrai tutti."

"Vaffanculo." Mi esce inavvertitamente, al punto che non sono sicura di averlo detto davvero. Il vino mi va di traverso e divento rossa. Rabbiosa e imbarazzata.

"Non me ne frega un cazzo dei soldi, non me ne è mai fregato un cazzo e lo sai benissimo."

"Di che cosa ti frega allora?" Mentre lo dice mi stringe di nuovo e questa volta, sarà colpa del vino e quel bastardo lo sapeva, mi lascio andare. Anzi mi sciolgo letteralmente tra le sue braccia. Sento le sue labbra sulla mie come qualcosa di morbido ma rovente, poi la lingua calda e umida scende per il collo. Orde di brividi barbari mi attraversano impunemente e nel buio della notte ci uniamo come desideravo da tanto tempo.

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