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<<< Guardando gli arrivi a Stansted - poesia di Claudio Gulli del Novembre 2007 >>>

 

Guardando gli arrivi a Stansted

il mondo sotto forma di passeggeri

mi circonda e circola

cercando il volto amico

-e scoppia un segno di emozione e conforto

che ognuno poi riscrive da sé.

Lei saluta e sorride, incontenibile

abbraccia la figlia,

che presenta loro il fidanzato

-si chiacchera in inglese ma scappa un imbarazzato “Piacere…”-

il gruppo di amiche blandamente francofone

si è ritrovato

si erige accanto a loro un omaccione

con le basette uguali alle nostre.

Quelli che infilano diretti e di fretta

l’uscita restano un po’ amari,

scettici, magari invocando il saluto

di un estraneo –fuori li attende il buio di Londra.

Nel giro di un attimo rimangono in pochi

ad attendere, senza troppa fiducia,

cinque o sei,

mentre ancora i nessuno globali

in preda a inossidabili arnesi roteanti

non smentiscono

l’insostenibile vastità del cosmo

e ostentano soddisfatti

una certa piacevole appartenenza

allo spettacolo che offrono

Sarà che ormai sono arrivato da ore

E ho perso la mia dose di assuefazione

-sciarpe finlandesi incomprensibili

si assiepano alle mie spalle-

all’arroganza da libertà di movimento

all’insipido senso di possesso occidentale

dell’occidente;

quella tara generazionale che ci fa dire

di essere stato in tutti i luoghi

ma senza averne capito nessuno

(e non sapere nemmeno dove si è nati).

 

Un abbraccio forte, affettuoso

Forse l’ultimo della giornata,

adesso nessuno più attende

gli arrivi incontenibili di Londra Stansted

-un carico di nordici mesti e lenti

interrotto a sprazzi da facce africane-

ed io, che voglio ancora cambiare il mondo con le poesie

mi accascio nella mia cuccia

improvvisata, senza smettere

di guardare il mondo negli occhi degli uomini

come quando di notte il germoglio

si china nell’erba bagnata

e volta le spalle alle stelle

per rincasare quieto nei sogni

 

-tre neri quasi a dirmi buonanotte

si sono salutati dolcemente

stringendosi mani e cuori che dicono senza parlare.