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<<< La chimera - narrazione di Francesco Pasca del Gennaio 2009 >>>
Tra pre e post antefatto


Ormai Alber(t)o, parola singlossica per eccellenza, si era accompagnato alle sue non-regole dove le pause non necessariamente devono essere rappresentate dalla punteggiatura, o con un punto dove il suo successivo inizio è al maiuscolo. Le cadenze temporali, imposte dai verbi, nelle loro coniugazioni, sebbene necessarie, non ne seguono pedissequamente la necessaria grammaticità sintattica ma diventano i link, luoghi geometrico-temporali che saltellano privi di collocazione e tempi permanenti, non statici. Pur rimanendo nell‟alveo del saper scrivere, Alber(to), al pari di Pantaleone, aveva dato luogo alla non regola ma, anche, all‟altrettanta necessità di dare, solo e soltanto, un risultato riconoscibile e simultaneo attraverso la Conoscenza.
Generare l‟idea, l‟atto creativo, diventava, oggi, il risultato accompagnato dal “gioco” sottile, ora imposto da Alber(t)o.
Per meglio precisarne i contorni e, per comprenderne il cosa ed il perché, si accinse ad intraprendere questo nuovo itinerario. Andò alle origini del mio Tempo e, raccontando disegnò quella che fu definita la mia Cosmogonia al “pari” ma diversa da quella del monaco Pantaleone.
Thea, la Madre di tutte le Cose, danzando sull‟Oceano Primordiale, pensò di dare all‟Uomo delle opportunità. Ma, incantata dal suo stesso volteggiare e presa dal ritmo del suo andare, dimenticò di precisarle. Finito il vorticoso inizio del suo Tempo, quando all‟Uomo fu detto che era libero di prendere qualunque decisione sul suo destino, questi pretese da Lei tre Cose:
Il Fuoco, l‟Idea e il Tempo.
L‟Uomo nascose a Lei i perché di queste scelte e pensò di utilizzare:
della prima, gli elementi che avrebbero a lui consentito, poi, la sopravvivenza;
della seconda, per inseguire, mediante l‟idea, la Conoscenza e, di questa, se ne sarebbe innamorato perdutamente;
della terza, per leggere l‟Universo e dominarne le leggi.
Thea non poté rifiutarne alcuna di queste richieste, ma scaltramente impose all'Uomo delle condizioni.
Per la prima: Il Fuoco, essendo proprietà indiscussa degli Dei, doveva riuscire a rubarlo. Sappiamo che così fece e ci riuscì.
Per la seconda: Non sapendo cosa fosse l‟Idea, pensò bene di offrirgliela senza condizioni. L‟Uomo se ne serve tuttora, chiamandola ed alternandola con il nome di Filosofia e Arte.
Dell‟Arte, in particolare nel suo-mio fare, nell‟individuarla come tale, ebbe a domandarsi:
Ci si può innamorare di un‟Idea?
Può, questo composto di piccoli-grandi impulsi, essere la combinazione possibile per la comprensione dell'ulteriore stimolo esterno come l'innamorarsi dell'Idea?
"Qualcuno la chiama Pazzia."
"Qualcuno Ricerca."
Qualcuno, aggiunge, massima espressione nella sua forma di forte affermazione, come imperativo a voler vivere in un mondo migliore.
Ed ancora: IDEA come l'unica possibile per la liberazione dal dolore.
IDEA come conoscenza disinteressata delle "Cose" in un puro progetto.
IDEA come occhio del mondo che nell'arte vede l'AMORE e lo sottrae alle catene dei bisogni.
IDEA come forma catartica e liberatrice, architettura di poesia, tragedia e auto-rappresentazione di un dramma.
IDEA come musica rivelatrice delle volontà e di se stessa.
IDEA come metafisica e mimetica presenza dei suoni.
IDEA come contemplazione estetica liberata dal dolore, estraniata.
IDEA come filo colorato che non deve albergare in noi ma accanto a noi, pronto per essere colto, sfilato dal groviglio che si è accumulato intorno con la Conoscenza.
Se albergasse in noi, darebbe luogo alla Saggezza, ma non è della saggezza che l‟artista ha bisogno, bensì del “gioco” sottile della Creatività.
Quel “non” luogo, di cui ho gia scritto: ”…dove i fiori nascono tra le mani e hanno semi che colorano di blu i nostri bisogni…”, possiede questa certezza. Nel groviglio colorato di fili, in cui tutti siamo avvolti, ve ne sono di invisibili: questi si accendono inaspettatamente, ed è qui la nostra capacità d‟intercettarli. Sono questi che hanno la capacità di dare luogo all‟intuizione e alla scoperta.

Prima che accadesse tutto questo, molti acceleravano questa visione con l‟ausilio della stupida triade “sesso, droga, iniziazione collettiva”, dimenticando che all‟Uomo è già dato il “sacro veleno” e che quest‟ultimo è attivabile dal suo Tempo, dalla sua consapevolezza di “Essere” e di Esistere come Poiesi(es).
A quell‟uomo hanno insegnato Kant, e gli hanno detto che da un ragionamento astratto sorge l'imperativo.
A quell'uomo hanno insegnato Schopenhauer, e gli hanno detto che da un'esperienza vissuta nasce il sentimento della pietà.
A quell'uomo hanno insegnato a guardare all'asceta, e gli hanno detto che il nulla relativo è pace, serenità, abbattimento dell‟Io e del Soggetto.
Non gli hanno detto che ci si può INNAMORARE Di un'IDEA.
(Forse era distratto.)
Oggi l‟Uomo si è innamorato con l'IDEA della PAZZIA come RICERCA dell'ARTE nell‟ARTE e non ha più bisogno di aspettare di trovarsi nudo e provare vergogna. Era già nudo e non si è mai vergognato, hanno voluto che si vergognasse.
Non importa dove e quando, ogni luogo ed ogni momento è quello giusto, purché sia qui l'IDEA.
 
Per la terza: Il Tempo, dal momento che era Lei stessa a gestirlo, decise di frapporre fra Lei e l‟Uomo uno strano palindromo “ROTAS OPERA TENET AREPO SATOR” assicurando che all'Uomo sarebbe stato concesso ciò, se avesse saputo svelarne il suo enigma.
Ancora oggi si è alla ricerca della soluzione.
Alber(t)o ne ha trovato l‟ennesima soluzione “giocando”, nella maniera più nobile del gioco, quella del bambino che apprende conoscenza nell‟inconsapevole strada che si auto-costruisce. Mettendo insieme alla fantasia la ragione, e dandosene egli stesso ragione al pari di quel cantastorie tracciato nel mio precedente racconto.
Alber(t)o ha trascorso le sue ore sui rami dell‟Albero della Vita d‟Otranto, a cavalcioni e con il fico in bocca guardando il Palindromo di Pantaleone.
 
Quel cantastorie si è trasformato in “CANTACOSE”.

Propongo di diventare dei CantaCose. Coloriamoci ed avvolgiamoci in altrettanti fili colorati.
Se non diventeremo Saggi saremo certemente Creativi.

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Opera inserita il8 Gennaio 2009 • vista332 volte • con2 interventi (l'ultimo il 9 Gennaio 2009)

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