LOGIN:    
<<<
|  Menu  |  Tag
Live  |
Eventi  |
AgorÓ  |
Visitatori
Presentation  |  About us  |  Documents  |  Credits
ArsMeteo
OPERA   |  N.Autori: 41  |  N.Opere: 105  |  N.Tag: 9
<<< In vino veritas - racconto di Chiara Massa  [Il cassetto di cianfrusaglie]  del 2007 >>>
Che pensi, mi dice.
Cosa stai pensando.

Io riprendo coscienza di lui davanti a me, del tavolo a cui siamo seduti, del dolore sordo in fondo alla pancia.
Due, una a pranzo ed una prima di uscire. 
Nessun effetto. 
L'unico, a dire il vero, è che cado dal sonno. 
Un sonno che abbaio. 
Dormirei adesso, qui, su questo bel tavolo finto usato, al fresco finto di queste finte volte a botte.

Faccio finta di niente, così, tanto per restare in tema.

Lui mi allarga un sorriso in faccia, ricomincia a sospirarsi addosso, ad infilare perle di magnifica retorica.
Senza filo, per giunta.

Ottenuto da un coacervo di uve pregiate e vinificato dal mosto fiore di prima spremitura. 
Ecco, c'è di buono che il vino è vero. 
Te lo servono con mille cerimonie, i pezzetti di pane e lardo che mi fanno orrore e questi bicchieri supponenti da coppa gelato.
Ma il vino è buono. 
Insomma, davvero buono.

Un coacervo. 
Mi ricorda gli animali delle favole, quegli incroci incredibili che s'incontravano nei boschi incantati ed erano i soli a conoscere la strada per il castello.
Il galleone, lo stregatto, il formicane. 
La volpantera.
Coacervo. 
Boacervo? 
Coccocervo?

Ma mi stai ascoltando, dice.
Certo, ti ascolto, che credi. 
Sto riflettendo. 
Su quello che dici.

E il mosto fiore? 
Suona una meraviglia.
Mi è nato un mostofiore in giardino. 
E dire che aspettavo le petunie per il prossimo mese.
C'è di che stupirsi, davvero, leggendo queste etichette.

Tenui riflessi verdi, gusto asciutto e morbido.
Asciutto. Come può un liquido essere asciutto? 
Morbido, magari. 
Anche se il pensiero corre al cuscino che mi aspetta, alla fine di quest'estenuante emorragia di lamenti.

Perché non fai un viaggio, dico. 
Facile.
Intanto gli offro altra materia da lacrime, e mi prendo tempo per un bel sorso lento. 

Che buono.
Non è poi così sbagliato, quel che si dice sulla bottiglia.
Mi lascia la lingua asciutta, fresca. 
E mi fa morbida là dove c'è il dolore, quel topo che rosicchia, maledetto. 
L'avrò affogato?


Pregiato bouquet con lontani sentori di mandorla e vaniglia.
Il bouquet della sposa. 
La sposa bianca, la sposa di vaniglia. 
La sposa di pasta di mandorla. 
Di marzapane. 
La sposa ubriaca.
Mandorla. 
Eccola.
In punta di lingua, ne sento appena l'amaro, e quel suo dolce di legno sul fondo. 
La vaniglia l'ho persa. 
Ho perso la vaniglia!

Vuoi altro vino, dice.

Lo voglio! Non ho finito l'etichetta!

Lui si affretta a richiamare l'attenzione del cameriere, ne approfitta per allungare una mano verso la mia, non smette di sorridere. 
Un bel sorriso largo di rinuncia, c'è dentro tutto il coraggio che gli manca. 

Come glielo dico.

Ecco che arriva. 
La stessa bottiglia verde. 
Giusto. 
Bottiglia verde per tenui riflessi verdi.
Cerimonia di cavatappi e piattino di lardo, va bene, non importa.

Dov'ero arrivata?
Arrivata dove, mi dice.
No, scusa. Pensavo ad alta voce. Vai avanti.

La vaniglia va aspettata, ecco il segreto. 
Ci vuole pazienza.
Si era nascosta dietro la mandorla, in attesa del suo turno. 
Un secondo dopo la sento con chiarezza, ho il suo profumo nel naso. 
Il budino della nonna. 
No, la torta bianca.

Si accompagna a piatti giovani e svelti.
Incantevole.
Stavolta non riesco, davvero non riesco a non ridere.

Ti diverto, dice.
Sì, mi diverti. Sei un tipo divertente, in fondo. 
Come ne esco.

Mi è partito nella testa un filmino incantevole. 
Come lo fermo.
La coppa da gelato piena di mandorle e budino, in un boschetto di mostofiori e coccocervi, che saltella leggera a braccetto di due piatti d'insalatina furba. 
I piatti corrono come fondisti da competizione, il budino ballonzola ed arranca facendo ridere tutti. 
I mostofiori, in particolare, che la spremitura pare renda un po' velenosi.

Ma se è così, perché mi servono pane e lardo? 
Il lardo è vecchio e lento. 
Lentissimo.

Un lento percorso, mi dice.
Non esistono percorsi lenti e percorsi veloci, penso.
Siamo tutti su un giro di giostra. 
Ognuno al suo cavallo, il tempo gira e noi gli giriamo sulla schiena.
Si potesse smettere di pensare in orizzontale. 
Come glielo spiego.

L'ultima riga dice servire freddo.
Sorso lungo.
Il topo dorme.

Dovresti servirti freddo, dico.
Non capisce. 
Ha toccato appena il suo vino. 
Non capisce. 
Niente.

Dovresti tenerti in frigo un po' di tempo, raffreddarti la testa, sbollire, schiarire. 
Congelare tutto.

Congelare, dice.

Tutto. 

Dopo un po' ne esci, ti scuoti la brina dalle spalle, e provi a sentirti addosso il sole. 
Sai, il sole, dico.

Lui mi guarda immobile e stolido come una mucca sulla strada. 
Cosa posso fare. 
Come possiamo capirci, tu ed io.

Sorso lungo, lunghissimo. 
Aspetto la vaniglia. 
Ecco, adesso.

Parto domani.
Dove, dice.
Non importa, cambio giostra, cambio cavallo, cambio tutto.
Altro giro. 
Senza te. 
Ricorda il sole, mi raccomando. 
Facci caso, sul serio, lo si vede molto spesso. 
In genere se ne sta dritto sulla tua testa, ma lo trovi anche all'orizzonte, nei riflessi d'acqua, nei disegni dei bambini. 

Nel fondo di te.

Il fondo.
Il fondo del bosco.
Della  bottiglia.
Di una storia.

Hanno dimenticato di scrivere una cosa, penso uscendo sulla strada.

In vino veritas.
! !
 approfondimenti... 
Tag
Per intervenire sui tag Ŕ necessario identificarsi.
Se desiderate un identificativo o lo avete dimenticato,
potete contattare mail@arsmeteo.org

Opera inserita il3 Marzo 2009 • vista596 volte • con3 interventi (l'ultimo il 4 Marzo 2009)

opere correlate:
<<< >>>