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<<< 5 - La transe, il transire (Dissociazione e Creatività) - saggio di Vincenzo Ampolo  [As-saggini]  del 2005 >>>
5 - La transe, il transire
 ( Lo sguardo altrove)

La parola transe deriva dal latino "transire" ed in origine designava il passaggio fra il mondo terreno e quello celeste.
La situazione di transe può essere definita come un comportamento del corpo che, dissociandosi dalla coscienza ordinaria, trapassa  in una coscienza marginale in cui l'identità è mutevole e la discriminazione molto bassa.

Lo sdoppiamento che si produce nell'uscire da se stessi, questa frattura che si opera nell'essere umano, questa rottura più o meno profonda, più o meno transitoria, con la realtà evidente è ciò che si intende per dissociazione.
La dissociazione, come ci ha insegnato Georges Lapassade, rappresenta la trama ed al tempo stesso l'elemento costitutivo della transe, di tutti i tipi di transe.
Quale dispositivo psicobiologico naturale ed universale, la dissociazione controllata  di cui parliamo, che non va confusa con la dissociazione schizofrenica di tipo patologico, viene sempre più considerata come una funzione vitale che può rivelarsi una risorsa nella vita di ognuno di noi. (4)

 Perdersi e ritrovarsi infatti appartengono al destino dell'uomo.
Quando la realtà del mondo diventa poco accattivante, o addirittura realmente invivibile, l'uomo distoglie lo sguardo dalle cose e lo rivolge "Altrove", e quì trova materia per creare, per ricreare, per rinascere.

Il bisogno di transe, inoltre, come ho avuto modo di sottolineare in altri lavori (5) è un bisogno sostanzialmente innato, e socialmente determinato. (6)  
 L'ambiente familiare prima, e l'ambiente sociale successivamente, con la sua ricchezza  o con le sue eventuali deprivazioni, con gli usi e i costumi, con le sue credenze religiose e soprattutto con i suoi modelli ideali, fa si che la coscienza privilegi certi stati, o certe sue modificazioni, a discapito di altri.
La transe  non è necessariamente un fatto eccezionale, può al contrario essere un fenomeno normale a cui ogni cultura impone un contenuto e un significato.  (7)
 
Fuori dal mondo, c'è un territorio "tra occhi aperti e chiusi" dove la vacanza è particolarmente fruttuosa e vivificante.
La reverie, le visioni ipnagogiche, il fantastico e la poiesis in generale, fanno parte di questo mondo liminale. 
Stiamo parlando del mondo imaginalis, quel luogo, quella capacità della mente che ci propone visioni vitali e creative capaci di permettere la ri-creazione fuori dai labirinti del logos.

Questi stati, ricercati da tutti gli artisti hanno rischiato di diventare profani con la scoperta freudiana dell'inconscio personale e con la teoria conseguente che questo "altro" che cerca di esprimersi è l' inconscio. 
Il concetto di inconscio personale in realtà ci allontana dalla sacralità del concetto di ispirazione, così come dalle entità divine riconoscibili dai partecipanti di una stessa cultura-religiosa.
Jung, con la sua attenzione all'Inconscio-collettivo, recupera l'aspetto archetipico presente nei miti e nelle divinità di ogni tempo, restituendo l'immenso valore simbolico di queste forze interiori.


Note 
4- G. Lapassade,Transe e Dissociazione , Ed Sensibili Alle Foglie, Roma, 1996

5- Cfr. V. Ampolo " La transe come vacanza, come naufragio e come terapia" in Musica Droga e Transe, ( a cura di V. Ampolo e G. Zappatore), Ed Sensibili Alle Foglie, Lecce, 1999

6- Parlando di società parlo soprattutto del luogo nel quale i valori sociali, culturali e religiosi vengono raccolti e tramandati.

7- La transe si attiva spontaneamente durante ogni momento di intensa sollecitazione emotiva, in situazione di stress come in ogni partecipazione affettiva, nell'innamoramento, nell'orgasmo, nel vissuto di disagio o di malattia, in ogni ricordo, illuminazione, intuizione ed esumazione archetipica, in ogni esperienza meditativa e soprattutto in ogni esperienza creativa più o meno importante del nostro vissuto quotidiano.
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