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<<< Atto primo - scritto di Francesco Pasca del Maggio 2011 >>>
Dèi e Pigmei
 
di Francesco Pasca
Ingenuamente è dire: viene prima la scrittura o la lettura? È come, con altrettanta ingenuità, chiedere dell’uovo e della gallina, del ciò che viene formulato nel modo dall’apparenza incerta o sintetica, dell’enunciato che è l’eterno “rompicapo” ed arrovella chi rinuncia alla ricerca dell’ovvia soluzione che poi non è così distante dallo stessa ovvietà di un aneddoto, di un altro uovo, quello di “Colombo”, appunto.
Gli aneddoti a questo servono!?
Un amico mi ha inviato un testo da leggere e da far poi la recensione. Oggi è inedito. Ha per appartenenza LA DINASTIA DEI PIGMEI ed è a firma(omissis). Il Saggista e Poeta Visivo, l’affabulatore che ha produzione incessante e che io ho avuto la buona sorte di leggere. Fra questi:(omissis)
Dirò, per questo suo nuovo racconto breve, quasi pamphlet, della mia e sua danza sulle parole che la premessa nasconde. Dirò della verità, del come è descritta dallo stesso Nostro che non lesina l’ironia. Il Testo quando è breve non serve solo per far riflettere nel’immediato. Credo sia stato scritto con intelligente intento da ATTO di PIRATERIA pura, del mordi e del fai finta che fuggi.  
Per la riuscita del mio e suo stesso intento, non starò qui a disegnare i Pigmei, almeno quelli veri, andrò ad interessarmi partendo dalla premessa dinastica, dalla loro origine così come voluta e evolutasi dalla stratificazione raccontata. Per vedere le cose occorre avvicinarsi, guardarle bene e non solo vederle. Per questo andrò al principio di una storia che passa, poi, per essere dei pigmei ma che potrebbero essere, letta in un’altra storia. Anche i watussi la reclamano.  
Lascio a chi di competenza l’utilità di scovare quella certezza di interrogativo sulla nascita della scrittura e della lettura. Del “quasi” certo, dal momento che scrivo, porto con me i tre livelli di lettura e di scrittura per i quali parrebbe una sorta di stratificazione e diversificazione geologica, e che, per la sua azione evolutiva, essa stessa dice lo sia, o forse non lo È, vedremo.
La Singlossia nel racconto, perché reclamata, la prevede e la consegna almeno nei tre vettori: l’idosemantico, il fonosemantico e il diacronico. Di quest’ultimo andrò a cercare proprio il concetto dinastico e temporale ché lungimiranza.
In Una A-normale stratificazione geologica, così è detto da James Hutton: “Non troviamo traccia di principio”. In tanto, è d’obbligo continuare ad andare con maniacale convinzione e riproporre quel principio. Naturalmente l’osservazione non va riferita all’archeologia, ma sarà asservita alla scrittura ritenendola ad essa affine.
Le dimensioni riscontrabili nell’Autore e in una lettura-scrittura alle quali oggi faccio riferimento sono quelle individuabili su quei simbolici assi cartesiani. (quelli sui quali normalmente si fa riferimento Tattile-Visivo-Fonico-Uditivo e tanto altro) Di fatto, divengono le soglie fisiche che gareggiano con le metafisiche. Ogni Punto identificato è come il "principio", e, questo, subisce varianti che non ne disturbano l'inizio e la stessa identificazione. Il Nostro utilizza la ragione per collocare nel suo metafisico. Come il collocarla in una casa che non è vuota. Lì, dove leggiamo, nell’ultimo di quegli strati,: «Lunga vita dunque a Filiberto Pigmeo. Che ci pensino altri a trovare evidenze e provare a riprendere in mano il filo del discorso attinente alle vicende terrene di tutt’intera quella dinastia.», vi sono disegnate le ragioni di un suo “principio”.
Anche la parola non scritta dal pigmeo, occorre andarla, con archeologica pazienza, ritrovarla nei resti dei segni che ora abitano la scrittura e che si sono depositati come fossili tra le parole e nelle Civiltà ... Ciò nondimeno, è altrettanto difficile andare all’estrazione di quel gran numero di fossili alfabetici incastrati in quei livelli, in quei vettori. E, sarà così che, s’arriva a descriverla, attraverso un’altra associazione. É nell’intuibile della Genesi: - Tutto cominciò all’improvviso e con un dirompente atto creativo. Punto.
Ecco quindi L’Uno che, per ovvie ragioni, chiameremo “Il Creatore”, ebbe quell’opportunità e scrisse per primo.
Torniamo per un attimo ai pigmei e a come sono descritti dal Nostro affabulatore prim’ancora di affrontar la storia: «… Sebbene analfabeti infatti sapevano usare le foglie dei baobab meglio di come i bianchi facessero con le foglie di papiro essiccate sulle quali tracciavano dei segni.  E, per meglio far capire la loro stoffa, così approfondisce. […] Non sapevano infatti i poveretti che se una cosa è tua resta per sempre tua..»
Par poco, ma qui vi è la sorte di una dinastia, di un essere che diventa stratificazione e necessità di racconto.  Il testo del Nostro cresce con la lettura. Le parole sebbene si inseguano e ripartano con la stessa velocità dinastica di Pigmeo I° - II°, sino all’en(N)esimo, Unici a non crescere sono i pigmei nella storia, loro restano lì fermi, anche se vanno e vengono per i continenti. Se più piccoli appaiono meglio è. A loro non è consentito superare la soglia dei novanta centimetri. Ma chi sono realmente i pigmei? L’Autore lo accenna ogni qual volta vi è la nostra distrazione. È come se trasparisse il pensiero di chi legge, e, della Legge dinastica ne rinvia l’esito con un nuovo scrivere.
Il Nostro da sornione affabulatore conosce la storia del chi è nato prima, se la lettura o la scrittura. La sua arguzia la fa trapelare, s’adopera a confonderci con:«… se una cosa è tua resta sempre tua». È l’arte dello scrivere e del far leggere che ci trascina a leggere ed “Es”-cogita ogni stratagemma.
Ma se c’è un fiume con le sue sponde, si sa, queste debbono essere almeno due, non è raro trovarsi un dirimpettaio che guarda quel fiume. La mia domanda: il fiume corre per lo stesso verso per entrambi? La sinistra non è destra per ognuno di quei dirimpettai, ma al fiume non importa, il suo punto è altrove. Occorrono allora altri riferimenti univoci. Ecco che, anche se è il pigmeo a trovarsi di fronte al watusso, per entrambi esisterà l’orientamento geografico. Nuova domanda: Di chi è l’orientamento, del Pigmeo o del Watusso? L’autore lo spiega bene con la scelta del suo sopratitolo: “ATTI DI PIRATERIA” e per meglio precisare ecco che la scrittura diventa la Prima ragione? (l’altezza); Seconda ragione? (il fiuto); Terza ragione? (la vista); Quarta ragione? (l’imprevisto). Ed a sua volta, qui le ragioni si affastellano sulle Fasi che sono sei (6).
Come in tutte le ragioni, che non sono mai le ultime, la Quinta ragione? (Sarà alla fine). Infatti, saranno gli avvenimenti a darne conto, quindi a voi la lettura.
Ma prim’ancora di concludere riporto ancora un breve passo dell’Autore, a quando s’esprime sul vero verso del “principio” dinastico del Pigmeo e dei suoi limiti: «… a quando cioè il Pigmeo – tronfio per tutti i successi fin qui conseguiti – vuole fare il passo più lungo della gamba: cosa che se è problematica a un essere umano di due metri ed atletico figuriamoci se possa riuscire a un qualsiasi pigmeo, foss’anche re.» Qui la metafora appare!? E, siccome di metafora si tratta, da metafora (in) e (per) metafora, per il Nostro non è l’aggiungere altro. Non starà a risolvere con il DNA: «… Se solo si potesse innestarla in chi non possiede la relativa grazia sai quanto meno greve sarebbe la loro vita e più ricca quella di tutti!».
Il finale è del lettore, (l’invito è leggere). A me è stato dato il compito di capire se è destra o sinistra il guardare quel fiume che scorre. Sarà la sesta-settima ragione?

Attendere l'uscita del testo. A breve.
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Opera inserita il17 Maggio 2011 • vista565 volte • con2 interventi (l'ultimo il 17 Maggio 2011)

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