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AUTORE  |  COMMENTI alle opere di Gianni Colombo - 22  |  N.Opere: 11
Nel suo laboratorio Paracelso chiese al suo Dio di inviargli un discepolo...
a questo punto mi vedo costretto a porre un (difficile) quesito: se il povero e più volte ingiustamente bistrattato Jorge Luis Borges si era inventato un (inesistente, mi dicono dalla regìa...) Pierre Menard, per condurre il suo mirabile gioco di speculazione filosofico-letteraria dal titolo "Pierre Menard, autor del Quijote", chi mai può avere oggi interesse (e perché, di grazia) a inventarsi un "Juan Colón, autor de La rosa de Paracelso" che, emulo di Menard, arriva a "doppiarlo" per ben 52,5 volte (1), riscrivendo a memoria, con 1261 parole in identica sequenza, la (ahimé, qui vedo barcollare un poco l'asino...) tutto sommato fedele traduzione italiana del testo in questione?
Cristóbal! Forse che Juan Colón NON ESISTE e, allora, CHI LO HA INVENTATO? Sempre il solito Borges?

(1)"la verità, la cui madre è la storia, emula del tempo, deposito delle azioni, testimone del passato, esempio e notizia del presente, avviso dell’avvenire" è la citazione borgesiana della "riscrittura" del Quijote (24 parole in tutto, se non mi sfuggono altri stralci o addirittura il testo completo... ma, su questo, mi sono consultato con Tizio, Caio e anche Sempronio e tutti quanti sono concordi nel sostenere che ho ragione io ;)
Giorgio Vaccarino
Nel suo laboratorio Paracelso chiese al suo Dio di inviargli un discepolo...
Giorgio non ha ragione assolutamente anche a detta di Gianpaolo e di Beppe che mi ha molto pregato di replicare con le argomentazioni di Gianpaolo stesso. Sembra apparentemente averla e sulla base di ciò tenta (e ci riesce) di fare la stessa operazione dell'attualità in questo tipo di democrazia a lui tanto cara. Io l'ho scritto a mia memoria che in quel tempo rimaneva molto alta quindi sicuramente il racconto contiene forme coincidenti (e qui ha ragione) ma dichiaro non solo la provenienza e la fonte ma anche dove il racconto è contenuto. Si può pensare che uno possa copiare pedissequamente un racconto di un autore universalmente conosciuto e poi citarne pure la fonte senza pensare che questo plagiatore sia un imbecille? in simili casi è Borges stesso che approfondisce e indaga mai dubitando della statura intellettuale di chi commette simili operazione come nel caso di Menard che nel 900 riscrive il Don Chisciotte. Parla quindi non di puro plagio in superficiale e retorico giudizio, ma di genio e esercizio della memoria oltre a altro. Egli afferma: “Chi insinua che Menard dedicò la sua vita a scrivere un Chisciotte contemporaneo, calunnia la sua chiara memoria.
Non volle comporre un altro Chisciotte – ciò che è facile – ma il Chisciotte. Inutile specificare che non pensò mai a una trascrizione meccanica dell’originale; il suo proposito non era di copiarlo. La sua ambizione mirabile era di produrre alcune pagine che coincidessero – parola per parola e riga per riga – con quelle di Miguel de Cervantes (…).(…) il frammentario Chisciotte di Menard è più sottile di quello di Cervantes (…)

Il raffronto tra la pagina di Cervantes e quella di Menard è senz’altro rivelatore. Il primo, per esempio, scrisse (Don Chisciotte, parte I, capitolo IX):

…la verità, la cui madre è la storia, emula del tempo, deposito delle azioni, testimone del passato, esempio e notizia del presente, avviso dell’avvenire.

Scritta nel secolo XVII, scritta dall’ingenio lego Cervantes, quest’enumerazione è un mero elogio retorico della storia. Menard, per contro, scrive:

…la verità, la cui madre è la storia, emula del tempo, deposito delle azioni, testimone del passato, esempio e notizia del presente, avviso dell’avvenire.

La storia, madre della verità; l’idea è meravigliosa. Menard, contemporaneo di William James, non vede nella storia l’indagine della realtà, ma la sua origine. La verità storica, per lui, non è ciò che avvenne, ma ciò che noi giudichiamo che avvenne. Le clausole finali – esempio e notizia del presente, avviso dell’avvenire – sono sfacciatamente pragmatiche.
Altrettanto vivido il contrasto degli stili. Lo stile arcaicizzante di Menard resta straniero, dopo tutto, e non senza qualche affettazione. Non così quello del precursore, che maneggia con disinvoltura lo spagnolo corrente della propria epoca.
Non v’è esercizio intellettuale che non sia finalmente inutile. Una dottrina filosofica è al principio una descrizione verosimile dell’universo; passano gli anni, ed è un semplice capitolo – quando non un paragrafo o un nome – della storia della filosofia. Nelle opere letterarie, questa caducità finale è ancora più evidente. Il Chisciotte – mi diceva Menard – fu anzitutto un libro gradevole; ora è un’occasione di brindisi patriottici, di superbia grammaticale, di oscene edizioni di lusso. La gloria è una forma d’incomprensione, forse la peggiore”.


Menard riscrive il Chisciotte io la rosa di Paracelso. Non pretendo certo dal principe la profondità d'analisi di Borges nè penso di meritarmela ma avrei sicuramente preferito una forma degna del suo rango. Forse con tutto questo Egli vuole dirmi altro e ne prendo coscientemente atto e ne terrò conto per il futuro. Denigrarmi o smascherarmi oggi serve veramente a molto poco. Su una questione devo assolutamente dargli ragione ed è la mia povertà (o la mia ancora povera ingenuità) ma sbaglia grossolanamente la sua interpretazione perchè se vero è che sono povero non lo sono di certo per i motivi che oggi animano il suo pensiero. Comunque a breve uscirà il mio terzo libro che conterrà proprio anche la storia smascherata dal grande inquisitore senza alcuna preoccupazione nè da parte mia nè da parte di Maria Kodama che ben conosce il pensiero del suo maestro e a questo proposito ringrazio ancora il Principe perchè mi ha costretto a confrontarmi con persone di tale statura letteraria.
Gianni Colombo
Nel suo laboratorio Paracelso chiese al suo Dio di inviargli un discepolo...
J.L.Borges su Pierre Menard, in Finzioni ed, Einaudi.
Gianni Colombo
Nel suo laboratorio Paracelso chiese al suo Dio di inviargli un discepolo...
Ma come puoi, povero Gianni, dire che la scrittura è tipicamente la tua e che se ti "si attribuisce il medesimo stile di J.L.Borges" ne sei "fortemente onorato"? Secondo l'argomentare tuo - piuttosto vano a parer mio - dovrebbe essere Borges (povero anche Lui, oltre che cieco, morto!) ad andar fiero di possedere il tuo stile! Ho appena ritrovato infatti - e te ne posso sporgere copia se vuoi - il testo originale scritto in lingua ispanica (quella del Nostro Argentino) che a questo punto dovrebbe, se le cose stessero come tu dici, essere la traduzione (fedelissima, parola per parola te lo assicuro) della tua libera "riscrittura"! Non volermene, se tu ti diletti di alchimie letterarie, io mi diletto, ma neanche poi tanto, di smascheramenti... Comunque non ho più parole.
Giorgio Vaccarino
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