Corrado Alderucci
corrado


Note Biografiche

Alderucci Corrado è nato ad Avola (SR) il 21 Luglio 1946, arriva a Torino nel Novembre del 1961, dove vive ed  opera ,in via Giacomo Balla 1/a. Nell’anno 1963/64 frequenta il Liceo Artistico  “ Vittorio Veneto “ di via Pomba a Torino, sotto la guida del compianto maestro Pontecorvo. Nel 1965 sospende gli studi per la morte del padre e per tre anni frequenta i corsi serali ENALC per cartellonistica e grafica , dove incontra il compianto maestro  Bercetti. dal 1966 ad oggi partecipa con successo a mostre collettive, concorsi e rassegne organizzate dalle Associazioni: Andrea Zerbino, Arte Città Amica, Galleria Europa, Piemonte Artistico Culturale, Arte Totale.

Mostre Personali

1991_ Circolo ufficiali di Torino-Evento trasmesso su Rai 3

           Regionale

1993 _Galleria d’Arte Abaco (TO)

           “Vivere nel verde“ -Torino Esposizioni

1994_“Cinque artisti torinesi in mostra“- al Circolo Ufficiali di Torino

           _Art & Lunch di Torino

1995_“Pittura 95“-Circolo Ufficiali di Torino

1996_Hotel San Giorgio – Cortemilia ( CN)

1997_“Etruriarte“-

            mostra mercato d’arte contemporanea – Venturina (LI)

1998_ Fiera Milano / BIMU presso lo stand Omlat

1999_ Castello di Moncucco (AT)

2000_Coesistenze-Galleria Europa (TO)

2001_Ass. Culturale Salvador Dalì (TO)

2002_BNL TELETHON-Ag.Moncalieri

2003_Arte città Amica (TO)

2003_Ascom Village (TO)

2004_Quadrarte-Settimo Torinese (TO)

2005_Palazzo Salmatoris – Cherasco (CN)

2007_Arte Città Amica  (TO)

2007_Salotto dell’Arte  (TO)

2010_Ambra Percorsi D’arte _Hotel Atlantic - Borgaro (TO)

2011_Sala Mostre - Biblioteca Civica Carignano (TO)

2012  Paratissima 8 _MOI Torino

2012_ Quadrarte-Settimo Torinese (TO)

2013_Arte Città Amica

2013_Palazzo Lucerna di Rorà – Bene Vagienna

2013 ATEOTTO 2013_Quarta rassegna d’Arte               Contemporanea_ Sala Polivalente _Cavallermaggior

2013 “IL MONDO A COLORI “Palazzo Birago a  Torino

 

Critici _hanno scritto:

Vittorio Bottino _ Mario Rocca _ Massimo Centini _Gianni Milani_ Stefano Greco _ Oberti _ Claudia Ambrosino _ Ferrero_               Lo Campo _ Giangiorgio Massara_Guido Folco_Alessandro Bocchi_Fabrizio Legger_Enzo Papa

 

Alderucci Corrado via Giacomo Balla 1/a _ Torino

Tel. 393 1716518  _335 12 91 791

@....... corrado.alderucci@asa-pro.it

  sito... www.arsmeteo.org

 sito… www.torinoartclub.it

 sito…www.artavita.com



         "SOTTOTRACCIA" - SIMBOLI DELL’ESSENZA

Viviamo in un’era caratterizzata sul piano della comunicazione di massa, dal primato del linguaggio dei segni e delle immagini, mai come in tutta la storia umana, assistiamo ad una vera e propria “dittatura del visivo”, gli altri modelli di comunicazione appaiono scialbe forme espressive, ridotte, il più delle volte, a semplici elementi complementari dell’immagine. Soprattutto il logos, originariamente supremo veicolo della memoria e della conoscenza, è ormai ridotto a banali slogan, criptici sms, o strutture didascaliche, optional del significato.
Display, video monitor, televisori, oggetti sempre più ossessivamente presenti e comuni nei nostri territori quotidiani privati e collettivi, proiettano convulsamente, in un parossistico ciclo continuo, milioni di forme e scansioni cromatiche.
Le opere di Corrado Alderucci appaiono come un salvifico ed anacronistico percorso contro corrente, paesaggi fisici e mentali animati dalle forme più elementari e straordinariamente essenziali.

Le matite, la barchette di carta proposte dall’artista nei suoi più recenti lavori, si manifestano come segni di un universo di disarmante semplicità, sono le testimonianze di un passato, le tracce di quell’homo faber che rappresentava attraverso la sua operatività manuale, l’ancestrale pulsione umana al conoscere attraverso l’esperienza. Il modello conoscitivo contemporaneo passa attraverso una percezione virtuale della realtà, la simulazione elettronica esclude le mani dai processi del fare e produrre.
L’artista propone la matita come simbolo e archetipo, oggetto un po’ totemico e un po’ fallico, il medium tra l’immaginazione e l’azione creativa, lo strumento che ha reso visibile nei secoli segni e idee, che ha tracciato l’evoluzione del pensiero, dallo scarabocchio infantile, al bozzetto e successivamente al progetto anche della grande opera dell’intelletto umano.
Non meno emblematica ed evocativa è l’immagine della lumaca, anch’essa proposta dall’autore come denominatore comune nel suo percorso creativo.
La lumaca, un essere un po’ misterioso, delicato è inoffensivo, metafora fiabesca della lentezza e della ponderazione ma nel contempo essere indomito e coraggioso, capace di affrontare e superare qualunque ostacolo, sfidare anche le ferree leggi della gravità pur di perseguire il suo destino, affrontare come nel romanzo di Castaneda “Il dono dell’aquila” un viaggio, l’attraversamento di una strada, che percepito da un punto di vista umano appare un’azione banale, ma vissuto nei panni di un essere minuscolo e fragile come una lumaca risulta un’ardua impresa, esposta ai principi ineluttabili del fato.
Che cos’è la lumaca se non una palese trasfigurazione dell’essere umano, l’Ulisse della mitologia greca, un essere piccolo e fragile nei confronti dell’immanente, in perenne viaggio nell’immensità del cosmo, in perenne ricerca di qualcosa, costretto dalla sua natura e dal suo destino a perseguire la conoscenza, a definire i confini di un universo apparentemente infinito. La lumaca con il suo guscio come l’uomo con i suoi abitacoli semoventi, i suoi veicoli spaziali affrontano nel volgere della loro esistenza le insidie
di una dimensione e di uno spazio ignoto.

L’universo pittorico di Alderucci si propone svelandosi attraverso elementi geometrici prospettici, simulacri di possibili porte, finestre, palcoscenici aperti verso luoghi fantastici ove aleggiano, come eteree e rassicuranti presenze i simboli dell’essenza.
Questi varchi geometrici costruiti con l’ausilio della prospettiva centrale, ci rimandano alla straordinaria e rivoluzionaria esperienza della pittura quattrocentesca, alla teatralità dell’illusione volumetrica, alla costruzione di quegli effetti di profondità spaziale, profondità fisica ma soprattutto alla possibilità di rappresentare l’inconscio, la parte più profonda ed oscura della mente.
E’ la ricerca di nuovi orizzonti, l’autore raccoglie la lezione dei grandi maestri della pittura e del Rinascimento sfonda le barriere visive, si proietta oltre, verso i segreti della natura e dell’universo, immergendo il suo repertorio simbolico in un’atmosfera di straordinaria ricchezza cromatica.

E’ proprio l’ampio spettro cromatico e l’uso della geometria come prassi analitica della realtà, che caratterizza negli anni la sua ricerca pittorica, una pittura ricca e in costante evoluzione, ma attenta a perseguire una comunità di stile: le nature morte, i nudi e paesaggi degli inizi, le esperienze maturate sotto la guida di Pontecorvo, lo studio attento e trasversale di alcuni linguaggi delle avanguardie artistiche del ‘900, per arrivare alla struttura informale delle opere più recenti rappresentate in particolare dai “paesaggi anemici”. La prassi artistica dell’autore denota un vasto panorama culturale di riferimento, un ricco retroterra di citazioni e modelli espressivi rielaborati con originale personalità.

Sono questi gli elementi di riferimento, le chiavi di lettura per comprendere l’opera di un artista sensibile, fortemente legato anche alle sue origini, alla memoria atavica della caleidoscopica cultura siciliana, al Mediterraneo frequentemente proposto nei suoi lavori con una sequenza di linee spezzate, un mare blu profondo ed intenso, dal quale emergono come immagini mitologiche i soggetti del suo repertorio compositivo.
Un omaggio inconscio alle civiltà della Magna Grecia, alla solarità dei suoi paesaggi, alle sue architetture arcane e misteriose.
Le matite si trasformano in un affascinante gioco surreale in colonne doriche rastremate, le chiocciole nelle volute dei capitelli ionici, e all’orizzonte leggere barchette di carta come le navi degli argonauti di Teseo, tracciano rotte impossibili su quelle infinite geometrie policrome, proiettate in uno spazio atemporale, alla ricerca ostinata e ineluttabile del Vello d’oro metafora della conoscenza.

Osservando nel divenire il percorso creativo dell’artista, emerge senza un apparente soluzione di continuità, lo svolgersi di un racconto per immagini, una storia autobiografica, un diario di viaggio nell’esistenza dell’artista, che svela senza remore o narcisismo la sua visione intimamente serena dell’esistenza.
Esistono ancora uomini capaci di apprezzare il valore delle cose semplici, il linguaggio pittorico di Alderucci, non è certo un nostalgico e banale omaggio al mondo antico, è piuttosto una caparbia e giocosa resistenza contro l’omologazione prodotta dal pensiero unico “binario”, all’esasperazione delle mode e del concettualismo di maniera, è un’’esortazione forte e sincera a non subire passivamente il fascino ipnotico di un certo progresso orientato ad esaltare solo i massimi sistemi.

Possiamo considerare la poetica di Alderucci un doveroso omaggio alle radici del pensiero umano, all’essenzialità del metodo progettuale che individua ancora oggi in una semplice matita ed un banale foglio bianco di carta il veicolo e il fluire delle idee.

 Stefano Greco



"GEOMETRIZZAZIONI"                                                                                                              

Alderucci ha talento ed umiltà, ed è animato da vera passione per il suo lavoro. Una passione dapprima trattenuta e schiva di fronte all’estraneo, che lo interroga, che lo guarda, poi via via più manifesta e piena, ma sempre lucida, critica nei confronti del proprio operatore.
Con questi intenti e con questi sentimenti, che ben depongono per il presente ed il futuro dell’artista, Alderucci propone una serie di opere realizzate con pastello e matita colorata, più un grande dipinto ad olio.

Alderucci segue i temi narrativi tradizionali del nudo, del paesaggio, della natura morta, formalmente esprimendoli con un misto di astratto e di informale, da cui promana a tratti un profondo sentire surrealista.

E’ indubbio che a tale proposta pittorica l’artista è giunto riunendo le esperienze di pittore, di grafico e di fotografo.
Il momento, la situazione da dipingere si scompone in tanti attimi, in tante angolazioni , ognuna delle quali è già una narrazione a sé stante.

L’analisi geometrica retta e curvilinea della spazio, esaltata ma non esasperata sino ad un incomprensibile ermetismo, crea quadri nel quadro, emozione nell’emozione, incastona figure o parti di esse, e ricostruisce variamente senza apparente contiguità nelle situazioni narrate,eppure tutte unite dal logico filo conduttore dell'intimistico sentire dell'artista.Si potrà scoprire un lembo di mare tra i  tetti delle case, intuire una barca davanti aduna scala, e sarà lì che essi devono stare perché il quadro è giusto così, lo sa il pittore e lo sente il fruitore.

Il gioco delle geometrie, dunque, in Alderucci, lungi dal rendere freddo e distaccato l'insieme finale, lo fa invece vitale e fantasioso ed infinito, in un insieme formale gradevolissimo, solare e rasserenante nella scelta cromatica.           
                               
                                                                Giovanni Ferro


Corrado Alderucci, ha recuperato una base di tradizone astratta vivificata dall'inserimento di elementi dialettici di esecuzione figurativa. Il risultato è un mondo in sospensione tra apparenza e immaginazione, tra quanto e quanto potrebbe essere. Una lettura trasversale dell'immaginario che si ributta nella realtà.

                                                               Massimo Centini


I momenti più puntuali ed efficaci del lavoro di Corrado Alderucci sono la possibilità di rendere dinamici lo spazio con un particolare e disinvolto senso dell'equilibrio. Sicchè la sua cultura pittorica, così trasognata e trasfigurata, accuratamente analitica e opportunamente si colloca in una dimensione poetica. Ci pare per tanto che, attraverso un linguaggio artistico vasto e durevole, egli sappia usare la sua fertile capacità inventiva per riportare le cose e le figure in un tempo interno, all'insegna di un cromatismo tanto più durevole quanto più cerca di immedesimarsi nella geometria segnica.
Tanta fiducia nell'opera di Corrado Alderucci ci risulta per nulla campata in aria, se consideriamo la sua capacità di rievocare presenze concrete e la sua libertà a trasformarle in strutture e motivi armoniosamente definiti. Pastello, matita colorata e acrilico.
Sono essi a mettere in evidenza le più segrete esigenze di linguaggio e di stile, senza che le figure, sapientemente inserite in tutto il contesto cromatico, turbino il rapporto con la realtà e condizionino la fantasia del pittore siciliano.

In questo modo e con queste possibilità Corrado Alderucci coltiva in pari tempo la logica formale e quella visiva e sentimentale e, fedele alla cosegna di tener dietro a quella geometrica corrispondenza di cui abbiamo accennato, contribuisce a tener desti anche accenni dichiaratamente psicologici della condizione umana. Ma soprattutto ci sembra che, in definitiva, egli pensi a divertirsi e che il suo temperamento di pittore usi la gioiosa dolcezza o l'impeto degli accordi cromatici per dare il senso di un movimento spontaneo e di una risposta al suo desiderio di luce.

Per cui il dolore, completamente espresso accanto alla sensibilità del sogno curvilineo, esprime in maniera essenziale cose e forme inserite nello spazio e tali da renderlo, almeno in parte, senibile alle varie espressioni dell'arte contemporanea.
Un artista dunque che si può apprezzare, dallo sviluppo sicuro, aperto e intelligente.

                                                                     Antonio Oberti


Un'accentuata geometrizzazione che non frantuma ma, al contrario, definisce il soggetto della rappresentazione visiva è l'elemento che caratterizza l'opera di Corrado Alderucci. Le linee che definiscono il suo linguaggio geometrico sono in prevalenza curve e creano degli spazi all’interno dei quali si inseriscono le parti che compongono l’insieme, parti che concorrono alla definizione di un equilibrio compositivo. Gli oggetti sono immersi nello spazio in modo tale da dare vita ad un rapporto ininterrotto di rimandi luminosi, energici e materiali tra ambiente e oggetti.

Le immagini vengono sviluppate su un piano, operazione che non impedisce al pittore di mantenere la terza dimensione. L’insieme risulta armonioso e dinamico. La dinamicità che il gioco di linee determina, conferisce, nella prevalente rotondità, un moto calmo e sereno alla composizione, moto che è turbato da accelerazioni e il cui andamento non diventa mai frenetico. Nelle figure, nei paesaggi e nelle nature morte di Corrado Alderucci tutti gli elementi, le linee della geometrizzazione, l’accurato inserimento dei vari elementi nello spazio, il collegamento dei rapporti tonali, concorrono a fornirci immagini nelle quali non viene meno l’evidenza del dato reale.

Il pittore adotta colori vivaci e squillanti che, rapportati al soggetto scelto, in particolar modo nei paesaggi e nelle nature morte, rimandano alla solarità del Sud Italia, dal quale proviene il pittore. La vivacità cromatica permane indipendentemente dalla tecnica di volta in volta adottata, ed è riscontrabile tanto negli acrilici, su fondo liscio o sabbiato, quanto nei pastelli.

                                                          M.A. Montagnani


Un pittore in bilico tra tentazioni cubiste, talvolta al limite dell’informale ed una ostinata fedeltà alla figurazione.
Così può essere definita la pittura di Alderucci Corrado.
Potrebbero sembrare contradditori ma in realtà nei quadri di questo artista, sotto molti aspetti di avanguardia, può sempre cogliersi una leggibilità che talvolta si avvicina al verismo.

                                                                       Mario Rocca


(Presentazione 1° MOSTRA al  CIRCOLO UFFICIALI DI TORINO e trasmessa su RAI 3)


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